Se ti sei mai chiesta come iniziare a parlare con i Tarocchi, la risposta, sorprendentemente, non si trova nei manuali né nei corsi più strutturati.
Arriva, piuttosto, in punta di piedi, nel momento in cui smettiamo di voler sapere — e iniziamo a voler incontrare.
Ricordo bene i miei primi passi.
Studiavo ogni dettaglio: la posizione delle mani, il colore del cielo, la direzione dello sguardo. Cercavo di memorizzare ogni elemento, convinta che l’unico modo per comprendere fosse studiare.
Era il mio modo abituale di avvicinarmi alle cose: con rispetto, certo, ma anche con un certo timore. Come se dovessi essere “all’altezza” per meritare un dialogo con quelle figure misteriose.
Ma col tempo — e con l’esperienza viva, incarnata — qualcosa è cambiato.
Dal sapere al sentire: quando i Tarocchi iniziano a parlare
Ho scoperto che gli Arcani non chiedono di essere conosciuti.
Chiedono di essere sentiti.
Me ne sono resa conto di nuovo proprio oggi, durante un incontro con G., una delle partecipanti al mio percorso Horizon.
Le avevo proposto un esercizio semplice ma potente: sedersi con una carta e… parlarle.
Nessuna tecnica, nessun metodo. Solo la disponibilità a lasciarsi sorprendere.
Oggi mi ha detto, quasi con rammarico, che non era successo nulla. Nessuna risposta. Nessuna connessione.
Allora le ho detto: proviamo insieme.
Abbiamo scelto una carta.
L’abbiamo messa sul tavolo come si fa con qualcosa di sacro.
E ho sussurrato: “parti da ciò che vedi.”
Chi c’è?
Cosa sta facendo?
Cosa tiene in mano?
Come si muove, dove guarda?
E poi, con dolcezza, le ho proposto di chiedere:
“Chi sei? Cosa vuoi da me? Dove stai andando?”
Ed è successo qualcosa.
Il volto di G. si è illuminato. Ha iniziato a ridere, a rispondere, a immaginare.
E quel che prima sembrava un pezzo di carta è diventato presenza.
Dialogo.
Specchio.
Come iniziare a parlare con le carte dei Tarocchi, allora, non è una questione di tecnica.
È un gesto di apertura.
È una disponibilità all’ascolto.
È la capacità — quasi dimenticata — di entrare in contatto con ciò che non parla con parole, ma che comunica comunque.
Gli Arcani non si studiano, si frequentano.
Si ascoltano come si ascolta un sogno, un ricordo, un’intuizione che ci sussurra qualcosa di vero.
E un giorno, all’improvviso, ci accorgiamo che non stavamo parlando a una carta…
Stavamo parlando a una parte di noi.
Se ti senti chiamatə, scegli una carta.
Guardala senza fretta.
Non aspettarti di “capirla”.
Chiedile solo: “Chi sei?”
E ascolta.
La porta si apre sempre a chi bussa con il cuore.
Se inoltre senti che è il momento di iniziare un dialogo con ciò che vive oltre le apparenze,
possiamo aprire insieme lo spazio sacro dell’ascolto.
Una lettura può essere il primo passo.





0 commenti