Fino a quando non renderai cosciente l’inconscio, sarà l’inconscio a dirigere la tua vita e tu lo chiamerai destino.
A volte ci sentiamo travolti dal destino, come se la vita ci sfuggisse di mano proprio quando pensavamo di aver trovato la direzione. Facciamo scelte coraggiose, ci allineiamo con la nostra verità, coltiviamo fiducia… eppure ciò che desideriamo sembra non arrivare.
E allora nasce una domanda sottile, che si insinua nei momenti di silenzio:
abbiamo davvero il potere di cambiare il nostro destino?
C’è qualcosa, dentro di me, che riconosce con chiarezza che questa incarnazione non prevede tutto.
Non tutto è concesso, non tutto è previsto.
Forse non diventerò milionaria, forse non avrò un figlio, forse non conoscerò quell’amore che avevo immaginato… non perché non sono abbastanza, ma perché non tutto mi appartiene in questa vita.
È un pensiero che può sembrare duro.
Ma per me è invece una forma di pace.
Sapere che non devo ottenere tutto, che non sono qui per soddisfare ogni desiderio, ma per servire qualcosa di più grande, dà respiro all’anima.
La presunzione spirituale travestita da luce
Nella visione di alcune persone – e forse anche nelle parole di chi ci ama e ci incoraggia – si annida talvolta un’idea sottile ma pericolosa:
“Se fai pulizia, se ti connetti alla Fonte, se ti allinei… allora tutto sarà possibile.”
È vero che più ci purifichiamo, più diventiamo canale.
Ma canale di cosa?
Della nostra volontà o di quella superiore?
Collegarsi alla Fonte non è un modo per piegare la realtà al nostro volere.
È un modo per piegare il nostro volere all’Intelligenza più vasta che guida ogni cosa.
E allora sì, possiamo ricevere risorse, visioni, sostegno. Ma solo se ciò che chiediamo è in risonanza con il nostro compito d’anima.
Diversamente, quel che chiamiamo “infinito potenziale” diventa solo una nuova forma di performance spirituale.
In questi momenti, mi torna alla mente l’immagine della Ruota della Fortuna nel Tarot.
Non come simbolo di casualità, ma come insegnamento profondo.
La Ruota gira: a volte siamo in alto, altre in basso.
Il mondo si muove, il tempo passa, le forme cambiano.
Ma al centro della Ruota c’è il punto fermo.
E chi sa stare lì — chi sa restare nell’asse della propria verità, senza lasciarsi trascinare dalla brama di vincere o dalla paura di perdere — non è travolto dal destino, ma lo attraversa con grazia.
La Ruota ci insegna che non abbiamo il potere di fermare il ciclo, ma abbiamo la libertà di scegliere dove stare: aggrappati ai bordi o radicati nel centro.
Il confine tra fede e fatalismo
Nel dire che non tutto è previsto per me, non sto cedendo al fatalismo.
Il fatalismo dice: “È già scritto, non c’è nulla da fare.”
Io invece credo in un’altra via, più sottile e viva:
“Faccio ciò che posso, offro tutto, ma non mi aggrappo al risultato.”
È la via dell’affidamento.
È il mistero del “sia fatta la Tua volontà”, non come rassegnazione, ma come atto di amore e fiducia profonda.
Invece di chiedermi:
“Come faccio a realizzare ciò che desidero?”
Posso iniziare a chiedermi:
“Ciò che desidero è davvero mio? O sto rincorrendo un’immagine che non mi appartiene?”
Perché quando un desiderio nasce dal cuore dell’anima, ha già in sé la forza di compiersi.
Ma quando nasce dalla ferita, dalla paura, dal bisogno di valere… allora anche la spiritualità diventa un’altra maschera dell’ego.
Forse non diventerò ciò che avevo immaginato.
Ma semplicemente diventare ciò che ero destinata a essere.
Posso vivere in verità, in contatto con la Fonte, anche se la mia vita non avrà i tratti che l’ego desiderava.
E in questa rinuncia all’onnipotenza, forse trovo la più grande libertà: quella di essere, semplicemente,
uno strumento d’amore tra le mani del Mistero.
E se a tratti ci sentiamo travolti dal destino, possiamo ricordare che dentro di noi c’è sempre un centro che conosce la rotta. Basta tornare lì. E restare.





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