A volte nella vita non è la competenza a mancare.
È il permesso che non ci concediamo di fronte a determinate prove.
Mi sono chiesta per settimane se fosse giusto per me fare l’esame finale dell’Accademia di Carlo Bozzelli, il percorso che ho iniziato tre anni fa e che ha segnato profondamente il mio modo di vivere il Tarot.
È lo step conclusivo.
La chiusura formale di un ciclo.
E io mi ero raccontata una storia molto convincente.
Non mi serve il pezzo di carta.
Non ho bisogno di riconoscimento.
Non è il momento economico giusto.
Una narrazione elegante. Apparentemente centrata.
Eppure qualcosa dentro di me si stava già muovendo, in silenzio.
Come se una parte più profonda sapesse dove andare e iniziasse a creare gli incontri necessari.
Per cui “casualmente” due settimane fa ho deciso di partecipare di nuovo a un incontro di pratica sugli Arcani Maggiori condotto da Carlo Bozzelli.
Lo avevo già fatto.
Ma con i Tarocchi non si finisce mai di imparare. Man mano che cresci, lo sguardo cambia. E ciò che avevi capito una volta si approfondisce, si raffina, si radica.
Quel weekend è stato intenso. Potente.
Mi ha dato la misura di dove sono davvero:
di ciò che ho metabolizzato e dei punti che chiedono ancora attenzione.
Ma la vera sorpresa non è stata questa.
È stato l’incontro con un compagno di corso.
Mi guarda e mi chiede, con naturalezza:
“Tu lo farai l’esame?”
Rispondo: “No.”
Lui resta sbalordito.
Davvero non lo fai?
Guarda che non è una questione di voto o di giudizio.
È la conclusione del percorso.
È come dire: ok, questo pezzo di strada l’ho fatto fino in fondo.
Quella frase ha aperto una breccia.
E quando qualcosa si apre dentro di me, so che prima o poi avrò bisogno di guardarlo fino in fondo.
E il Tarot è il mezzo che mi permette di farlo, con una chiarezza che da sola non riuscirei a raggiungere.
Cosa rivela una lettura di Tarocchi
La domanda era semplice:
Faccio bene, in questo momento, a sostenere l’esame?
La mia amica Marina ha steso le carte.
Al presente: Il Papa.
Al futuro: Il Mondo.
Il Papa parla dell’insegnamento ricevuto.
Della trasmissione.
Dell’apprendistato vissuto con serietà.
Il Mondo è il compimento di un ciclo. Non è l’applauso, non è l’esaltazione dell’ego. È la visione completa del campo. È l’integrazione.
Vedere queste due carte insieme è stato come ricevere una risposta limpida: un ciclo di apprendimento sta chiedendo di essere riconosciuto come concluso.
Non per vanità, ma per coerenza interiore.
E qui ho capito, ancora una volta, cosa rivela una lettura di tarocchi quando non la usi per prevedere il futuro, ma per vedere ciò che già sai e non vuoi ancora ammettere.
Il dubbio nascosto dietro il “non mi serve”
Al passato è uscito l’Innamorato rovesciato che in questo caso parla del rimuginio dei giorni passati.
Il dubbio.
La non-scelta.
L’indecisione.
Mi ero raccontata che non volevo fare l’esame.
In realtà non volevo espormi.
È diverso.
Spesso diciamo “non mi serve” quando abbiamo paura di essere viste davvero. Paura di dichiarare una posizione. Paura di occupare un posto.
E questo è esattamente ciò che una lettura può mettere in luce.
La Maison Dieu: rompere la narrazione
La carta della soluzione al dubbio è stata la Maison Dieu.
È la carta del talento, del riconoscere la propria vocazione.
Dire sì a questo esame significa lasciare cadere una narrazione di rinuncia che in realtà è timore.
È il momento in cui smetti di ridimensionarti.
In questo arcano ho riconosciuto ciò che ho ricevuto e lo assumo come responsabilità per essere fedele a ciò che sono diventata.
E se mi chiedessi ancora cosa rivela una lettura di tarocchi in momenti come questi, la risposta sarebbe questa: rivela la direzione della tua espansione.
Tra due settimane sosterrò l’esame.
Non per ottenere un attestato.
Non per dimostrare qualcosa.
Ma per per onorare il percorso iniziato tre anni fa e dire sì alla mia vocazione in modo più netto.
A volte il Tarot non ti dice cosa fare.
Ti mostra chi sei già diventata.
E quando lo vedi con chiarezza, rimandare non è più possibile.





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