Sto vivendo da un po’ di mesi una nuova fase della mia vita in cui il tempo non chiede azione.
L’energia c’è, ma non vuole essere incanalata.
Non perché manchi il desiderio, né perché venga meno l’amore per lo studio, la ricerca, la creazione.
Semplicemente, perché il tempo che non chiede azione non risponde alle logiche abituali della volontà e dell’organizzazione.
In questa fase, ciò che in passato mi aveva orientato e sostenuto adesso sembra perdere presa.
E più cerco di rimettere ordine, più avverto una resistenza sottile, come se qualcosa chiedesse di non essere forzato.
Quando cerco di osservare questo movimento, mi accorgo che ciò che mi aiuta non è trovare soluzioni, ma cambiare sguardo.
Ed è qui che, per me, entrano in gioco gli Arcani dei Tarocchi: non come risposte, ma come bussola.
È così riconosco subito di essere nel territorio della Papessa.
Un ambiente silenzioso, interno, poco visibile.
La Papessa non avanza, non dimostra, non produce.
Custodisce.
Assimila.
Lascia che il sapere scenda sotto il livello del controllo.
Quando il tempo non chiede azione
Sono stata immersa da sempre nella cultura del fare.
Ma adesso ho scoperto un tempo in cui il non fare è creazione e ciò che accade davvero non fa rumore nè si mostra.
Restare nella Papessa significa che forzare una direzione, ora, significherebbe restare in superficie.
Accanto alla Papessa, sento muoversi anche un’altra presenza: l’Imperatrice.
C’è energia.
C’è creatività.
C’è desiderio.
Molte cose mi attraggono, mi chiamano, risuonano.
Ma nulla vuole ancora prendere una forma stabile.
L’Imperatrice ha bisogno di restare a contatto con la sua creatività.
Se viene spinta a concretizzare troppo presto, si irrigidisce.
Alcuni potrebbero definire questo atteggiamento come pigrizia, ma in realtà è gestazione.
Tra la Papessa e l’Imperatrice esiste una soglia fragile e sacra.
Un luogo in cui il tempo non produce ancora, ma prepara.
Quello che dall’esterno può sembrare caos, dall’interno assomiglia a una sospensione necessaria.
Un rifiuto silenzioso di fare le cose controvoglia.
Di trasformare anche ciò che si ama in prestazione.
In questo passaggio, mi accorgo di non essere ancora nel territorio dell’Imperatore.
Ma nominarlo porta chiarezza.
L’Imperatore è la struttura, la direzione, l’atto che definisce.
Ma arriva dopo.
Arriva quando l’energia ha trovato un asse che non nasce dalla pressione, ma dalla verità.
Anticiparlo significa costruire strutture vuote.
Aspettarlo significa fidarsi di un ordine che non si è ancora rivelato.
Non tutto ciò che non è strutturato è disordine.
Non tutto ciò che non produce è fermo.
Esistono fasi in cui il tempo che non chiede azione è l’unico tempo possibile e riconoscerlo significa accettare che non tutte le fasi della vita sono fatte per avanzare.
Alcune sono fatte per ascoltare.
Per lasciare che il senso maturi.
Per permettere alla forma di nascere quando sarà vera.
Ed è per questo che adesso abito qui.





0 commenti