Oggi è un giorno come un altro, eppure c’è un riflesso diverso nelle cose: la luna piena in Capricorno.
Stavo leggendo Le virtù superiori di Giulio Achilli, un libro che parla di 36 discipline per la costruzione dell’anima.
Tra queste, una si è fatta strada dentro di me come una rivelazione semplice e spiazzante: la vita è uno specchio.
Ciò che vedo fuori, è ciò che sono dentro.
Mi sono fermata e mi sono commossa.
Non per una ferita, ma per una grazia.
In quello specchio ho visto una vita sentimentale piena, limpida, viva.
Un amore che non lotta, non rincorre, non si misura.
Un uomo che c’è.
E io con lui.
E mi sono chiesta: com’è possibile che io abbia ricevuto tanto, senza aver fatto nulla?
È stato un istante di tenerezza, di gratitudine immensa.
Ho sentito che quel riflesso era la prova che qualcosa, nel mio cammino, si era allineato.
Poi lo sguardo è sceso su un altro angolo dello specchio.
E lì ho visto ciò che manca.
Non c’è, al momento, una soddisfazione economica piena nel fare ciò che amo.
Ho smesso di chiamarlo “lavoro” perché non riesco più a pensarmi in termini di tempo in cambio di denaro.
Sono tre anni che ho fatto un salto – e l’ho fatto a occhi aperti – scegliendo di dedicarmi a ciò che davvero vibra con la mia anima.
Ma se oggi non c’è un ritorno economico, questa assenza è anch’essa un riflesso.
Cosa dice di me?
Ho ripensato a un episodio lontano, più di dieci anni fa. Durante un incontro di Ringana – l’azienda di cosmesi naturale con cui collaboravo – dissi a voce alta qualcosa che mi costò critiche e sguardi di non condivisione:
“Se oggi non c’è nessuno qui, è perché non siamo magnetiche.”
Lo dissi senza giudizio, come un’evidenza.
Eppure quella frase disturbò.
Ma io l’avevo già intuito allora: la realtà non risponde a quello che facciamo, ma a ciò che siamo.
Eppure… nonostante quella consapevolezza, ho continuato a cercare fuori la risposta.
Ho cambiato forma mille volte.
Dalla naturopatia al counseling, dalle donne in relazioni a metà al desiderio di accompagnare chi vuole evolvere.
Dai tarocchi all’astrologia.
E ancora cerco.
Cerco “la cosa che funziona”.
Come se fosse la proposta a fare la differenza. Come se bastasse cambiarla per trovare finalmente l’approvazione, l’applauso, il compenso.
Ma la verità è che sono io la proposta.
E questa è la parte che fa più male. Perché se sono io a non essere ancora pienamente magnetica, allora la chiave è da qualche parte dentro.
E fa male non trovarla. Fa male sentire che, nonostante tutto il cammino, ancora una parte di me cerca lo sguardo altrui.
Cerca di piacere. Cerca di essere riconosciuta.
Il libro che sto leggendo lo dice senza sconti: l’inganno più sottile è offrire qualcosa per ottenere un applauso.
Quando invece sei libera, davvero libera, puoi offrire qualcosa perché è traboccante.
E se arriva un ritorno, bene.
E se non arriva, bene lo stesso.
Ma io oggi, con onestà, mi accorgo che non so cosa offrire.
Non perché non abbia strumenti o competenze, ma perché non so ancora cosa voglio condividere.
E questa domanda non ha una risposta immediata. Non è una call to action, né un brainstorming.
È un silenzio sacro.
Sotto la luna piena in Capricorno, scelgo il silenzio che costruisce
Il Capricorno è il costruttore.
Ma nella sua ottava bassa diventa colui che fa, fa, fa… senza sosta. Stacanovista dell’anima, imprigionato nella prestazione.
Io oggi scelgo di non fare.
Scelgo di non agire finché non sento.
Sento che non c’è nulla da vendere.
Che non c’è nulla da forzare.
Che ciò che nascerà, nascerà dal cuore, e non sarà mai più deciso a tavolino.
Forse è già dentro.
Sta solo maturando.
E ha bisogno di un silenzio fecondo per germogliare.
Intanto, io resto qui.
In ascolto.





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