Farsi leggere le carte non è un comportamento cristiano

Ma ne siamo davvero sicuri?

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C’è un’intelligenza antica che parla attraverso immagini, simboli, colori; è un linguaggio che non ha bisogno di parole, perché si rivolge direttamente all’anima, eppure, c’è chi dice che farsi leggere le carte non è un comportamento cristiano.

Da anni il Tarot è compagno del mio cammino. Non come uno strumento di divinazione, ma come un maestro sottile, un atlante dell’essere, una bussola che non mi dice dove andare, ma mi sussurra dove già sono.

I simboli parlano a chi sa ascoltare

Mi sorprende sempre come l’uomo tema ciò che non comprende.

Papa Francesco in un discorso nel 2019 ammonisce coloro che cercano risposte nelle carte, come se il Tarot fosse un’ombra che si insinua tra la luce della fede.

Ma io ho conosciuto la sua luce, e so che non è così.

Il Tarot non è magia, non è superstizione, non è un inganno per sfuggire al futuro.

È un linguaggio sacro. È una porta attraverso cui gli antichi ci hanno lasciato un sapere prezioso, un insegnamento che non appartiene a nessuna religione, eppure le attraversa tutte.

I suoi arcani — il Matto, il Bagatto, la Papessa — non raccontano di destini già scritti, ma delle tappe di un viaggio interiore.

E cosa sono le parabole del Vangelo, se non immagini che risvegliano la coscienza?

Una conoscenza che affonda le radici nel tempo

Le carte parlano dell’essere umano nella sua interezza. Mostrano il cammino dell’anima, il modo in cui l’amore si trasforma, come la paura si dissolve, dove la libertà trova casa.

Non posso credere che Dio ci abbia donato occhi per vedere e cuore per sentire, solo perché poi rinunciassimo a comprendere i segni che ci circondano. Il Tarot è una lingua dell’invisibile, e nell’invisibile c’è sempre Dio.

Ho sfiorato con le dita queste carte misteriose per anni, e ogni volta ho sentito qualcosa risvegliarsi dentro di me.

Mai ho trovato oscurità in loro, ma solo verità.

Fede e conoscenza: davvero devono essere in contrasto?

Se il Papa teme che il Tarot allontani dalla fede, mi chiedo: di quale fede parliamo?
Di una fede cieca, che impone dogmi senza lasciare spazio alla scoperta? O di una fede che accoglie, che interroga, che apre spiragli di comprensione?

Io non cerco segreti da svelare né predizioni su cui aggrapparmi. Cerco una verità che si riveli nel presente, che mi permetta di essere più autentica, più consapevole, più in ascolto di quella voce interiore che, nel silenzio, è così simile alla voce di Dio.

Farsi leggere le carte non è un comportamento cristiano?

Forse farsi leggere le carte nella speranza di sfuggire alla propria responsabilità non lo è.
Forse affidarsi a un destino scritto da altri non lo è.
Ma usare il Tarot per comprendere se stessi, per camminare verso la propria verità, per leggere il mondo con occhi nuovi… se questo non è cristiano, allora cos’è il messaggio del Cristo, se non l’invito a conoscere la verità che ci rende liberi?

Io so cosa ho trovato nel Tarot.
Non una via di fuga, ma un ritorno a casa.

E nel profondo, sento che Dio è lì.

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